SECONDA SERATA FESTIVAL DI SANREMO 2015: Altri 10 big. Charlize Theron tra Mandela (e Eros) PDF Imprimir E-mail

La prima è filata quasi del tutto liscia: Sanremo targato Conti chiedeva normalità e così è stato del debutto. Nel «quasi» l’ormai celebre incidente di Siani, quando il comico ha indelicatamente preso in giro un bambino sovrappeso. Ebbene, per il secondo round, il presentatore decide di non farla troppo lunga, niente prologo torrenziale come martedì, si parte subito con la gara dei giovani, anche se la grande attesa è per le due protagoniste di serata: il transgender con la barba, Conchita Wurst e la glamorousissima attrice Charlize Theron.

 

Pronti via, l’allegra arcimboldesca performance dei Kutso si scontra con l’hip hop social dei non giovani, ma giovanissimi Kaligola, tutt’altro che feroci peraltro a dispetto del nome. Secondo le regole ormai da talent che prevede obbligatoriamente sfide al televoto,deve passare solo uno dei due e passano i primi. Secondo duello: il cantautore in erba di Livorno Nigiotti, una sorta di Daniele Silvestri toscano sfida Chanty, in questo caso la sorella minore di Malika Ayane. La ragazza sembra convincere di più, ma alla semifinale di venerdì ci va lui: di lei, è certo, sentiremo ancora parlare. 

 

E parte la gara: ormai una delle signore della nostra canzone, Nina Zilli. Al solito, con un abitino dorato, sessanteggia con «Sola», il genere è quello che l’ha resa celebre, swingeggiante. È il turno della prima «valletta», Arisa, fa un po’ la finta tonta, ma in realtà ne sa a pacchi, per dirla inn gergo , è il suo mestiere d’altra parte. E in questo Festival in cui gli anni’90 diventano ufficialmente il nuovo “revival” (ieri con Grignaschi e Britti), oggi tocca a Marco Masini: il toscano, dopo un lungo periodo di apnea, si riaffaccia qui, vociante come allora. In uno scambio cromatico con la collega, il rosso questa sera tocca a Emma che lancia un’altra gran signora festivaliera, Anna Tatangelo. Canzone classica «Libera» ma senza picchi, voce sempre imponente, di cui a volte ci dimentichiamo, per ragioni prettamente extramusicali.

 

E parte la gara: ormai una delle signore della nostra canzone, Nina Zilli. Al solito, con un abitino dorato, sessanteggia con «Sola», il genere è quello che l’ha resa celebre, swingeggiante. È il turno della prima «valletta», Arisa, fa un po’ la finta tonta, ma in realtà ne sa a pacchi, per dirla inn gergo , è il suo mestiere d’altra parte. E in questo Festival in cui gli anni’90 diventano ufficialmente il nuovo “revival” (ieri con Grignaschi e Britti), oggi tocca a Marco Masini: il toscano, dopo un lungo periodo di apnea, si riaffaccia qui, vociante come allora. In uno scambio cromatico con la collega, il rosso questa sera tocca a Emma che lancia un’altra gran signora festivaliera, Anna Tatangelo. Canzone classica «Libera» ma senza picchi, voce sempre imponente, di cui a volte ci dimentichiamo, per ragioni prettamente extramusicali.

 

È il momento della prima regina di serata, la bellissima Charlize Theron: racconta delle sue passioni musicali (gli U2 e Ramazzotti), del senso del suo lavoro, della sua condizione di donna, dei suoi amori, di madre single, del suo impegno in Africa. Il Festival prende quota , specie quando l’attrice sudafricano-americana ricorda la figura di Nelson Mandela da molto vicino («mi rovesciò dello sciroppo sulla statuetta dell’Oscar, la lasciai così»). Conti la bacia a nome di tutti gli italiani e l’aurea Charlize, ahinoi, se ne va. Un doveroso omaggio a Mango, altro grande scomparso di recente. E la gara continua con un’altra veterana sanremese, Irene Grandi: affidabile come sempre, ma non decisiva. Già, abbiamo ascoltato tre quarti dei brani in gara e quello/i a cui potresti già affidare le stimmate del vincente, ancora non c’è. Nemmeno il concorrente Lorenzo Fragola, direttamente da XFactor, chiarisce le idee con la sua «Siamo Uguali».

 

Coi comici quest’anno non va benissimo al Festival: Angelo Pintus non scivola su nessuna banana come il suo predecessore Siani, ma fatica a strappare più di una risata nel corso del suo lungo intervento. Questo palco ha agghiacciato tanti talentuosi (vedi Maurizio Crozza), il ragazzo uscito dal Colorado Café non è da meno: le sue gag sulle lingue, il vecchio adagio anti-francese, i suoi rumorismi forse adatti per la seconda serata di Italia Uno non funzionano nella più grande finestra mediatica del nostro Paese. Nemmeno quando Pintus prova il registro serio, con un omaggio a Charlie Hebdo. Non va, no. 

 

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