ARIANNA CASALE, ANDREA ROSADA E MARINA CASTROVILLARI. Secondo Articolo: "La Corona Di Delizie" PDF Imprimir E-mail

Arianna Casalle, Andrea Rosada e Marina CastrovillariIl processo di costruzione di Torino capitale, nel Seicento, aveva interessato oltre alla città vera e propria, l'intero territorio circostante con santuari, certose, fortezze e luoghi di caccia e svago.


Esito fondamentale di questo programma e di questo processo di crescita fu la “Corona di Delizie”, espressione introdotta da Amedeo di Castellamonte per indicare l'insieme di edifici sabaudi distribuiti nel territorio del Regno e organizzati secondo un sistema di rigide geometrie territoriali, fondato sul rapporto radializzante tra capitale e residenze esterne e sul collegamento anulare tra i luoghi di svago della corte.

 

Il sistema iniziò con il duca Carlo Emanuele I, i cui architetti, Vitozzi in particolare, avevano puntato sulla polarizzazione del palazzo ducale collegandolo con le porte monumentali di ingresso alla città e, al di là di queste, con le residenze di piacere esterne.

 

Le prime di queste residenze ducali furono disposte lungo i fiumi: Regio Parco alla confluenza di Po e Stura, Mirafiori sul Sangone, il Valentino di Cristina di Francia sul Po. Una seconda fase del processo si avviò a partire dal 1660 con la fabbrica di Venaria Reale.

 

Nel primo Settecento, l'architetto Filippo Juvarra attuò una reinterpretazione urbanistica complessiva del territorio sabaudo.

 

In questo periodo Vittorio Amedeo II focalizzò l'attenzione per le proprie residenze di piacere: Moncalieri e Villa della Regina, oltre al proseguimento di Venaria.

 

L'impianto delle residenze regie si innestava sulle strade radiali dei collegamenti bipolari con la città e sul tracciato anulare tra le varie residenze, tra le quali dobbiamo ancora ricordare il Castello di Rivoli e la Palazzina di Caccia di Stupinigi.

 

Tutte queste residenze sono state inserite nell’elenco del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

 

Di seguito presentiamo tre esempi di queste residenze, due delle quali, Castello di Rivoli e Venaria Reale hanno subito importanti interventi di restauro e valorizzazione.

 

 

IL CASTELLO DI RIVOLI 

 

 

Il castello ha origini medievali e venne già utilizzato come residenza da Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele I, poi ampliato e ingrandito nel corso del Seicento dagli architetti Amedeo e Carlo di Castellamonte. L’intervento di Juvarra sull’edificio sanciva l’avvio di un programma architettonico che doveva conferire alla residenza un aspetto più consono alle nuove tendenze del gusto architettonico e classicista.

 

L’aspetto attuale del Castello deriva da stratificazioni successive che risalgono, nelle parti più antiche al periodo della costruzione della fortezza dei principi d’Acaja. Nel 1715 l’architetto inizia ad occuparsi del castello che si presenta come un cantiere aperto. Sviluppa la possibilità di ottenere un collegamento visivo tra l’architettura del palazzo e il disegno urbano circostante. Ottiene qusto risultato accentuando la prospettiva del viale alberato, l’attuale corso Francia, tracciato già tra il 1711 e il 1712 da Garove, che collegava Rivoli con Torino. Sulla sommità dell’opposta colina di Torino viene costruita la chiesa di Superga, in asse alla strada reale, innescando così un dialogo paesaggistico tra i due edifici.

 

Tra il 1716 e il 1717 si avvia un ampio programma edilizio che intendeva coinvolgere nel progetto non solo gli edifici ma anche i versanti collinari, dando forma a vasti giardini. Juvarra si concentra quindi sulla posizione paesaggistica e sfrutta l’orientamento favorevole della collina, posta all’imbocco della valle di Susa. L’architetto allunga ulteriormente in direzione longitudinale lo schema planimetrico dell’edificio, modellando la massa architettonica con un rafforzamento dei volumi dei padiglioni angolari e del blocco centrale. L’asse di simmetria del’edificio risulta così posizionato da est a ovest, seguendo il dorsale della collina. Il fronte principale presenta un triplice ingresso centrale scandito da pilastri con forte bugnato.

 

Un basamento terrazzato circoscrive la costruzione e queste terrazze sono raccordate da scalinate con i piazzali circostanti. Altre scale e rampe carraie completate da esedre e fontane articolano il declivio collinare verso sud e con grandi ripiani coltivati a giardino viene collegata la residenza con il borgo.

 

L’aspetto architettonico esterno adottava per i corpi centrali l’ordine architettonico gigante con lesene e semicolonne composite, impiegato da Juvarra anche in Palazzo Madama a Torino e per il Palazzo Reale di Madrid. L’ordine, impostato su un basamento alto, esalta lo slancio verticale della composizione delle facciate coronate da una balaustra con statue e trofei militari.

 

L’atri centrale, oggi a cielo libero, è diviso in due aree da una triplice arcata mediana sorretta da coppie di colonne in stile dorico, che appartengono all’ordine minore interno. Le strutture sono state fondate durante il cantiere di Juvarra, ma innalzate dall’architetto Randoni. Il primo piano verso sud era destinato ad accogliere gli appartamenti della famiglia reale.

 

Questo livello avrebbe dovuto aprirsi sul terrazzo con una sequenza di aperture dal profilo centinato. I livelli superiori riprendono invece la tessitura presente anche in Palazzo Madama, che deriva dall’architettura del Bernini in Palazzo Odelscalchi a Roma. Si tratta di un’alternanza di lesene e semicolonne composite scandite orizzontalmente da fasce marcapiano aggettanti e di spessore ridotto. Sono presenti finestroni arcuati e finestre rettangolari.

 

Il cantiere di Juvarra si sviluppa tra il 1716 e il 1724, con una interruzione dei lavori tra il 1722 e il 1723. si prendono poi dal 1724/25, ma dall’anno successivo il cantiere viene sospeso definitivamente. Il castello viene abbandonato fino al 1792, in seguito alle vicende dinastiche che hanno visto abdicare Vittorio Amedeo II.

 

Nel 1970 circa la Regione Piemonte, con presidente Aldo Viglione, si fece carico del recupero e della gestione del patrimonio lasciato dalla dinastia reale. Le residenze abbandonate e in gravi condizioni di conservazione erano molte, tra cui il castello di Rivoli per il quale l’architetto Andrea Bruno aveva ideato un progetto di recupero della struttura. In questo contesto venne proposto e deciso di fare del Castello un museo d’arte contemporanea.

 

 

LA PALAZZINA DI CACCIA DI STUPINIGI 

 

 

La Palazzina di Caccia di Stupinigi venne eretta a partire dal 1729, durante la reggenza di Vittorio Emanuele II, ad opera di Filippo Juvarra. L’edificio, tuttora esistente, si trovava al centro di una vasta riserva di caccia sabauda. L’architetto messinese progettò attorno a un padiglione centrale, destinato ad accogliere la corte durante i periodici incontri di caccia, un sistema di edifici che, disposti con rigore simmetrico, accoglievano funzioni quali: abitazioni, scuderie, rimesse, cascine, granai, stalle, canili e persino un albergo. Gli edifici sono in stile barocco ma la composizione dell’insediamento ricorda un borgo contadino medievale. Il complesso era stato quindi ideato per la residenza e lo svago della corte sabauda ma anche per il controllo economico dell’attività terriera.

 

La Palazzina venne costruita in testa a un lungo viale preesistente che iniziando dall’antica fortezza medievale di Stupinigi, si estendeva in modo rettilineo da sud a nord tagliando la riserva di caccia per alcuni chilometri. Il viale, che attraversa tutto ‘insediamento, venne poi prolungato per raggiungere Torino. Questo viale era intersecato da un asse viario secondario (orientato sud-est/nord-ovest), nel punto di intersezione si trova l’ingresso all’edificio principale. Questi due assi costituirono le due “rotte” principali sulle quali si basò tutto il disegno dell’insediamento di Juvarra.

 

Un salone ellittico contraddistingue il corpo principale della residenza e rappresenta il fulcro dell’intera composizione; il centro del salone si doveva trovare al centro di una croce di S. Andrea formata dalle strade che portavano rispettivamente a Vinovo (sud-est) e a Orbassano (sud-ovest), dietro ad esso si trova un grande giardino circolare.

 

Arrivando da Torino quindi, il visitatore si trovava a percorrere un viale alberato leggermente in salita che, nel primo tratto passava in mezzo alle due ali rustiche delle cascine le quali si vanno poi ad aprire in corrispondenza del giardino semicircolare che precede la residenza vera e propria. La pendenza del terreno mette in risalto la bianca palazzina che si distacca dagli edifici minori in mattoni attraversati dal viale.  Attraversato il giardino semicircolare si accede alla prima esedra, l’esedra della “fauce”, minore e contrapposta alla seconda esedra della gran corte che delimita un cortile. L’esagono di questo spazio ha i suoi vertici al centro del Salone principale e al centro della prima esedra. In corrispondenza dei quattro smussi angolari si apre un ingresso. Proseguendo l’asse del viale si incontra dopo la seconda esedra l’edificio maggiore della composizione.

 

Esso è definito dall’incrociarsi dei padiglioni contenenti gli appartamenti reali e al centro il Salone ellittico. Oltre al Salone troviamo le scalinate curvilinee che scendono verso il parco.

 

Nessun particolare fu lasciato al caso o al gusto dei vari artisti che collaborarono nella realizzazione della Palazzina e negli affreschi degli interni, Juvarra decise addirittura la qualità dei mattoni, il tipo di sabbia, di calcina e così via.

 

La Palazzina di Caccia di Stupinigi riassume in modo mirabile il pensiero architettonico dell'architetto, il quale aveva una vera e propria predilezione per gli edifici a pianta centrale, e fu l'ultimo intervento a Torino dell'architetto siciliano che andò a completare la “Corona di Delizie”.

 

La vicenda costruttiva del complesso si articolò e proseguì poi nell'arco di quasi tutto il 1700, con prolungamenti e ampliamenti non previsti originariamente da Juvarra.

 

 

LA REGGIA DI VENARIA 

 

“Chi vëd Turin e nen la Venaria, a vëd la màre e nen la fija “ Chi vede Torino e non Venaria, vede la madre e non la figlia 

 

La reggia di Venaria Reale è forse la più grande delle residenze sabaude. Venne progettata e costruita tra il 1658 e il 1679 dall’architetto Amedeo di Castellamonte, su commissione di Carlo Emanuele II. La Reggia nasce per celebrare la fine del conflitto civile fra partigiani della Francia e della Spagna, che lacera il ducato sabaudo durante la Guerra dei Trent’anni (1939-1948).

 

Il re fa quindi progettare a Venaria il “palazzo della luce” che viene consacrato alla dea Diana, patrona delle cacce. Il complesso è un insieme di corpi di fabbrica che hanno una superficie calpestabile totale di circa 80.000 mq, di questo fanno parte il parco e il borgo storico di Venaria, costruiti in modo da formare una sorta di collare che doveva rievocare la Santissima Annunziata, simbolo dei Savoia. 

 

I lavori vennero affidati al primo architetto di corte Amedeo di Castellamonte insieme al secondo architetto di corte Michelangelo Garove. I lavori si protrassero nel tempo, almeno fino al 1675, quando il borgo e la Reggia di Diana, cuore del complesso, erano già completati. Successivamente vennero fatte delle modifiche all’impianto originario, dovute a demolizioni e danni riportati durante conflitti bellici.

 

La sala di Diana

È il cuore della reggia ed è stata edificata fra il 1659 e il 1675 su progetto di Castellamonte. L’ambiente, utilizzato con funzioni di rappresentanza, ha pianta rettangolare, coperto con una volta a crociera riccamente decorata con affreschi allegorici, stucchi, erme di satiri, ninfe, trofei di caccia e pesca. Queste decorazioni sono state sviluppate su un tema ideato da Emanuele Tesauro, che vede nelle gesta di Diana, una metafora del vivere civile. È un discorso narrato su tre registri descrittivi: si inizia sulla volta con degli affreschi, si passa poi nelle parti a stucco delle pareti dove si trovano dieci tele e il tutto viene completato da altre dieci tele nel registro inferiore.

 

 

La corte d’onore e la fontana del cervo

Oltre Castelvecchio si apre la corte della Reggia, pavimentata in Pietra, con una fontana scenografica moderna. Questo bacino d’acqua di gusto contemporaneo si sposa con i resti della fontana del cervo, realizzata su un disegno di Castellamonte dal 1662, e che rappresentava 12 cani di marmo sorpresi nell’atto di lanciarsi su un cervo di bronzo. Nel 1706 dopo l’assedio di Torino il complesso venne smantellato e quando Juvarra realizzò la Galleria Grande, non fu più riallestita, perché non allineata con le nuove prospettive.

 

 

Gli appartamenti ducali

Al piano nobile della Reggia di Diana vi sono due appartamenti maggiori, opposti l’uno all’altro, dai quali se ne sviluppano altri quattro minori, usati dai duchi come residenza. Quattro ampie camere si aprono agli angoli, sporgenti rispetto al corpo centrale della residenza, mentre da due sale con volta ovale si accede alla loggia aperta sui giardini. Emanuele Tesauro si è occupato delle decorazioni degli interni.

 

 

Trasformazioni del Settecento: la galleria grande

Viene impostata alla fine del Settecento da Michelangelo Garove, con la funzione di punto di esibizione della corte e collegamento tra la reggia e le scuderie. Filippo Juvarra la riprogetta fra il 1716 e il 1718 e la concepisce come un grandioso teatro di luce, aperto a sud verso il giardino fiorito.

Quando Juvarra interviene sull’edificio, la struttura architettonica a cannocchiale prospettico già esiste, ad eccezione della volta che Garove aveva pensato a pieno centro e che verrà invece realizzata con monta ribassata. Lo spazio della galleria è una manica semplice lunga 73,50 metri, larga 10,90 e alta 14,75, coperta da una volta a botte con lunette, conclusa nelle testate da absidi incorniciate da un’arcata aggettante e in cui si aprono i contrapposti ingressi.

 

 

Venaria Reale oggiNel 1997 viene promosso il progetto di riutilizzo del complesso da parte del Ministro per i Beni e le Attività Culturali e la Regione Piemonte, con il sostegno dell’Unione Europea e in collaborazione con la Provincia di Torino, il Comune di Torino, Venaria Reale e Druento, ed ha portato un investimento finanziario di 200 milioni di euro. Viene inaugurato nel 2007 anche se i restauri non possono considerasi completamente terminati. La reggia ospita varie funzioni che vanno da quella museale al centro per la conservazione e il restauro.

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