| ENRICO CARUSO |
|---|
| MARINA CASTROVILLARI: Film Festival CinemAmbiente. Focus sui diritti umani: "Entre muros e favelas" |
|
|
|
|
Il programma del festival era articolato in sezioni e all’interno di quella relativa al focus diritti umani, in collaborazione con la sezione italiana di Amnesty International, è stato proiettato domenica 11 ottobre, il documentario Entre Muros e Favelas (2005).
Una collaborazione tra Germania e Brasile; i registi sono infatti le tedesche Susanne Dzeik e Kirtsen Wagenschein, che lavorano insieme dal 1993 all'interno del videocollettivo berlinese AK KRAAK (www.akkraak.squat.net, dove è possibile vedere gratuitamente il documentario), e dal brasiliano Marcio Geronimo che lavora con il gruppo video ATreVer! di Rio de Janeiro.
“Ho visto trascinare via i corpi dal quartiere. Erano avvolti in lenzuola inzuppate di sangue. Quando ho visto tutto ciò sono svenuta. È successo tutto dopo l’assassinio di mio figlio”. Questa è parte della testimonianza di Marcia, suo figlio è una delle 1194 persone uccise dalla polizia di Rio de Janeiro nel 2003. Nel documentario viene data voce agli abitanti delle favelas e alle associazioni di genitori delle vittime che chiedono giustizia e denunciano l’uso criminale della violenza nelle favelas da parte delle forze di sicurezza. Sono nella maggioranza donne, madri che raccontano l’assassinio del proprio figlio da parte della polizia. Le vittime sono infatti soprattutto giovani, neri e mulatti delle aree più povere della città.
Nel 2008 è stato nominato presidente di una commissione parlamentare di inchiesta sulle attività criminali delle milicias paramilitari nelle favelas di Rio. Nel maggio di quest’anno è stato scoperto un piano per assassinare lui e un suo collaboratore; per loro Amnesty International ha chiesto un’urgente azione internazionale, adesso vive sotto scorta.
Nell’ultimo mese ha viaggiato per i Parlamenti Europei (Spagna, Germania, Francia, Olanda), è stato ricevuto anche dal Parlamento Italiano, ha parlato alla commissione Esteri della Camera, dove ha avuto la possibilità di denunciare le attività illegali scoperte a Rio de Janeiro.
A seguito della proiezione del documentario, in sala è stato aperto il dibattito tra il pubblico, Marcelo Freixo e il suo collaboratore Vinicius Gorge.
Freixo ha subito spiegato che cosa sono le milicias, definendole come: “strutture mafiose composte da gruppi di agenti di polizia, guardie carcerarie e vigili del fuoco che hanno occupato il posto delle bande di narcotrafficanti dalle favelas adducendo come motivo l’offerta di sicurezza, cercavano l’appoggio dei politici; poi alcuni degli stessi capi delle milizie si sono candidati come consiglieri comunali, e uno, nel 2006, è stato eletto deputato”.
La sala era piena e il pubblico interessato. Sentendo queste prime parole e non avendo mai sentito parlare prima d’ora di queste milicias, tutti gli ascoltatori le hanno associate alla mafia italiana, con qualche differenza sicuramente, ma comunque mafia! Oltre ad alcune persone del pubblico anche lo stesso Freixo ha fatto questo paragone, mettendo in evidenza il fatto che, come ben sappiamo, la mafia italiana non è solo un problema italiano, ma molto più ampio.
Durante il dibattito si è quindi parlato di mafia, di violazione dei diritti umani e anche di speranza per il futuro: il rapporto finale della Commissione, da lui fortemente voluta, ha provato il coinvolgimento a vari livelli dello stato di Rio nelle attività illegali dei gruppi paramilitari e ha evidenziato il loro crescente potere economico.
(((IO PRETENDO DIGNITA’))) che vuole porre i diritti umani al centro della lotta alla povertà. I temi principali della campagna sono: mortalità materna, insediamenti precari (favelas, slums) e responsabilità aziende.
"Se hai una pistola non sei al sicuro, perché le persone cattive aggrediscono gli uomini che si sa che hanno una pistola.Se non hai una pistola non sei al sicuro lo stesso, perché chiunque può venire ad ammazzarti, compresa la polizia. E anche se non hai fatto niente non sei al sicuro, perché se qualcuno vicino a te ha fatto qualcosa alle bande e loro non riescono a trovarlo, vengono a prendere te”. Una donna di uno Iap di Kingston, la capitale della Giamaica, ottobre 2007
Marina Castrovillari |
|
|
| Pesquisar |
|---|






