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Notícias

“LA STAMPA”: Morto l’ex produttore Angelo Rizzoli

Fabio Botto
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Aveva compiuto 70 anni un mese fa. Era malato di sclerosi multipla da quando ne aveva 18. È morto la notte tra mercoledì e giovedì al Policlinico Gemelli di Roma, dov’era ricoverato da 13 giorni per l’aggravarsi del suo stato di salute generale.

Angelo Rizzoli, nipote dell’Angelo fondatore della casa editrice che ancora porta il suo nome, aveva avuto una vita complessa, travagliata, costellata da inciampi non solo giudiziari. E da polemiche. Come lo è ora la sua scomparsa. Nel febbraio scorso l’ennesima vicenda legale lo aveva portato in carcere, accusato dalla procura di Roma di bancarotta fraudolenta. Un crac da 30 milioni: in qualità di amministratore unico della Rizzoli Audiovisivi, l’ex editore diventato produttore cinematografico avrebbe provocato il fallimento di quattro società del gruppo. Stava però male già in quei giorni, «Angelone» (come tutti lo chiamavano). E la moglie Melania — indagata per concorso nello stesso procedimento, che aveva tra l’altro portato al sequestro preventivo di beni per 7 milioni di euro — aveva subito avviato l’ultima battaglia. L’ha ricordato, annunciando la scomparsa del marito e attaccando di nuovo i magistrati che ne avevano disposto l’arresto da scontare in carcere: «Pensare che solo quattro mesi fa una perizia della Procura di Roma aveva certificato la compatibilità delle condizioni di Angelo, già allora con tutta evidenza gravi, con il regime penitenziario».

https://www.provincia.biella.it/

La morte riaccende forse inevitabilmente la querelle e lo scontro della famiglia con i giudici. Ma quell’ultimo procedimento penale non era stata la sola rovinosa caduta, nella travagliata esistenza di Rizzoli. Amava ricordare, della sua infanzia: «Eravamo i re della città, i proprietari del Milan, la popolarità era altissima e le giornate scandite anche da inaugurazioni di scuole e ospedali». L’impero che il nonno Angelo, il «martinitt», l’orfano diventato commendatore con le sue sole forze, aveva fondato a partire dalla Rizzoli resterà però poco sotto la guida del nipote. Lo travolge la vicenda P2. La casa editrice la perde, finisce una prima volta in carcere nel 1983 (per bancarotta fraudolenta in amministrazione controllata). Lui parla di complotto e avvia, anche qui, interminabili battaglie giudiziarie. Che però alla fine, di fatto perderà. Se «esce» dalla prima condanna per bancarotta, datata 1998, è perché una nuova legge fallimentare abolisce i reati legati alla fase dell’amministrazione controllata.

Quei primi, grossi guai, e soprattutto quel primo incontro con la prigione segneranno comunque tutta l’esistenza di Rizzoli. Naufraga il primo matrimonio, con l’attrice Eleonora Giorgi. Deve — le parole sono sue — «incollare pezzo per pezzo i rottami della mia vita».

Lo aiutano due persone: la donna che diventerà sua moglie, Melania, e Silvio Berlusconi, «l’unico che mi ha dato una mano». La seconda vita che così «incolla» è quella che ruota attorno alla nuova attività di produttore. Sembra la riscossa. Un nuovo copione. Si rivela solo l’ultimo, triste atto di quello già sperimentato. E il cuore di «Angelone», nel suo fisico minato, alla fine non ha retto.

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